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sei in: Home » Per gli agricoltori » Costruiamo il conto economico » Quali investimenti saranno necessari?

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Manuale CE - Quali investimenti saranno necessari?

I costi di investimento

Iniziare una nuova attività imprenditoriale, come quella della vendita diretta, richiede necessariamente nuovi investimenti economici, che possono essere più o meno elevati a seconda del tipo di vendita che si preferisce realizzare (vedi Manuale sulla normativa, capitolo "le modalità di vendita diretta"). I costi di investimento sono tutte quelle spese che si devono sostenere per far partire la nuova attività e renderla operativa. 
I costi di investimento possono essere di due tipi:

Inoltre, l'avvio di un'attività richiede un investimento in capitale circolante: serve della liquidità per poter fare fronte alle spese, anche di natura quotidiana, prima che le entrate da vendite raggiungano un livello sufficientemente elevato a coprire tutte le uscite che dovranno essere affrontate.

Da non sottovalutare infine l'eventuale necessità di modificare l'assetto produttivo dell'azienda agricola, per adeguare la produzione alle necessità della vendita diretta. Tali investimenti non rientrerebbero direttamente tra quelli sostenuti per l'avvio della nuova attività, soprattutto se a realizzarla sarà un soggetto terzo, ma dovranno comunque essere ben valutati dagli agricoltori nel momento in cui sceglieranno di intraprendere la nuova iniziativa. (v Scheda per la quantificazione degli investimenti e Cos'è l'ammortamento e come si calcola).

 

Scheda per la quantificazione degli investimenti

 

Cos'è l'ammortamento e come si calcola

Un' impresa economica che effettua un investimento lo fa perché immagina che da ciò ne deriverà un vantaggio (generalmente economico) per la propria attività (es. produrre più velocemente, con qualità migliore, etc.) e per il servizio offerto (es. i banchi refrigerati consentono ad un negozio di vendere prodotti freschi, etc.). 

Un "investimento", come dice la parola stessa, presuppone che il bene o l'immobile che si sta acquistando duri nel tempo, almeno per più di un anno. Perciò, dato che l'investimento ha lo scopo di produrre un vantaggio o un beneficio, l'impresa che lo realizza potrà godere dell'utilizzo dell'investimento per più anni, ossia per la  durata "tecnica" dell'investimento stesso: in altre parole, finchè questo sarà normalmente utilizzabile o non diventerà vecchio e obsoleto.
Ad esempio, se compro una macchina che costa €20.000 e dura 10 anni, il costo iniziale della macchina (i €20.000 che devo pagare oggi, e che costituiscono un'"uscita di cassa") mi produrrà benefici per 10 anni. Potrei quindi dividere il costo iniziale per 10, e dire che avere la macchina rappresenta un costo annuale di €2.000: questo ragionamento sta dietro al concetto dell'ammortamento.

L'ammortamento è infatti uno strumento contabile, senza rilevanza dal punto di vista della cassa, che serve per tradurre nel "linguaggio" della contabilità il fatto che un investimento produce benefici per più anni e non solo in quello in cui viene concretamente pagato. Ad ogni tipologia di investimento è quindi assegnata una cosiddetta "aliquota di ammortamento", fissata per legge dal D.M. 31/12/1988 e successive modifiche, che definisce la % di utilizzo di quel determinato bene per ogni singolo anno. Se un bene dura per 2 anni, la percentuale di utilizzo annuo è ½ = 0,5 o 50%; se invece dura 10 anni la percentuale di utilizzo è 1/10 = 0,1 o 10%, ecc.

L'importanza del concetto di ammortamento emerge quando si costruisce il Conto Economico della gestione, cioè quando si determini, ai fini gestionali e fiscali, quanto reddito è stato prodotto in un anno: potrà essere dedotto non l'intero costo di acquisto, ma solamente la quota di costo espressa dall'aliquota di ammortamento. Nel caso di aliquota pari al 10%, l'azienda potrà dedurre ogni anno  1/10 del valore dell'investimento, e ciò potrà essere fatto per 10 esercizi consecutivi; finito questo periodo, infatti, sarà stato dedotto l'intero costo di acquisto. In altre parole, invece che dedurre subito tutto il costo di investimento, questo viene "spalmato" su più anni, per un periodo pari alla vita tecnica (teorica) del bene stesso. Ciò significa che, al termine del 10° anno, dal punto di vista contabile quel bene non ha più valore e quindi non può più essere dedotto come costo. Non è però detto che sia da buttare o che sia inutilizzabile: anche se contabilmente il suo valore è pari a zero, l'azienda potrà continuare ad usarlo finchè lo riterrà opportuno.

 

Esempio

Un'azienda decide di fare un investimento e acquistare un nuovo macchinario, che costa 80.000 €. Per quel tipo di bene l'aliquota di ammortamento fissata dalla legge è del 10%, quindi ogni anno potrà essere dedotto a Conto Economico il 10% del valore, ossia 8.000 €. Il valore contabile del bene pertanto ogni anno cala di 8.000 €: dopo 1° anno sarà di 72.000 €, dopo il 2° anno sarà di 64.000 €, etc. Dopo 10 anni il valore contabile è zero, e l'azienda smette di dedurre gli 8.000 € a Conto Economico.

Come anticipato in precedenza, l'ammortamento non ha una rilevanza concreta dal punto di vista della "cassa" dell'impresa. In altre parole, l'ammortamento esprime sì un costo che va dedotto a Conto Economico, ma questo è un cosiddetto "costo teorico". Infatti, riprendendo l'esempio, l'azienda non pagherà concretamente 8.000 € ogni anno, perché avrà effettuato la spesa di 80.000€ tutta nel 1° anno. Per tali ragioni, il trattamento contabile degli investimenti è uno degli elementi che creano differenze tra il Conto Economico e il prospetto dei Flussi di Cassa.

 
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