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sei in: Home » Per le istituzioni » Realizzare un marchio collettivo » I marchi collettivi

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Guida al marchio collettivo - I marchi collettivi

  1. CHI PUO' REGISTRARE UN MARCHIO COLLETTIVO?
  2. COME AVVIENE LA SCELTA DEL MARCHIO?
  3. COME AVVIENE LA REGISTRAZIONE DEL MARCHIO ITALIANO?
  4. TIPOLOGIE DI MARCHI COLLETTIVI
 

CHI PUO' REGISTRARE UN MARCHIO COLLETTIVO?

La registrazione di marchi collettivi è concessa a quei soggetti che svolgono la funzione di garantire l'origine, la natura o la qualità di certi prodotti o servizi e che possono concedere l'uso dei marchi stessi a produttori o commercianti che rispettino determinati requisiti.

Di solito il "marchio collettivo" viene richiesto da enti e/o associazioni per dare certezza alla provenienza e/ o garanzia alla qualità. Il marchio viene considerato "collettivo" perché deve essere concesso a qualsiasi operatore economico lo richieda e sia in grado di rispettarne tutti i requisiti di applicazione così come definiti nel regolamento di utilizzo, allegato alla richiesta di protezione, prodotta dall'ente o associazione che gestisce il marchio collettivo nella fase della prima registrazione. A differenza del marchio "commerciale", quindi, l'uso non può essere limitato ad operatori scelti da parte del proprietario del marchio.  

Il marchio collettivo è definito pubblico se il titolare è un ente pubblico, privato quando il titolare è un soggetto privato, generalmente nella forma giuridica di consorzio o associazione.

I soggetti promotori di marchi collettivi pubblici sono: le province, le regioni, i comuni, i parchi e le aree protette, le comunità montane e le camere di commercio singolarmente o in partnership tra loro.

 
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COME AVVIENE LA SCELTA DEL MARCHIO?

Il requisito fondamentale per la registrazione di un marchio è la novità del marchio stesso. Prima di registrare il marchio è necessario verificare che questo non sia identico o simile ad altri marchi già registrati per quella stessa classe di prodotti o servizi. Se esistono altri marchi già registrati simili al medesimo, la validità della registrazione è nulla. Il marchio dovrà essere, inoltre, conforme al buon costume e all'ordine pubblico. Prima di procedere con la registrazione bisognerà decidere se si tratta di: marchio verbale o grafico, marchio bianco e nero o a colori, marchio italiano, comunitario o estero. Inoltre bisognerà individuare in quale categoria di prodotti o di servizi si intende proteggere il marchio.

Vedi sito della Direzione Generale lotta alla contraffazione Ufficio Italiano Brevetti e Marchi: http://www.uibm.gov.it 

Marchio Verbale o Grafico
Quando si deposita un marchio è fondamentale decidere se depositare la parola abbinata ad una qualsiasi grafica e colore oppure se registrare la parola "solo" in abbinamento con quella determinata grafica o addirittura solo il logo.

Marchio Bianco e Nero o a Colori
E' possibile registrare il logo del marchio in marchio bianco e nero o a colori, nel caso si scelga il bianco e nero, il marchio sarà protetto in tutti i colori o combinazioni di colori esistenti, in altri casi si sarà tutelati solo nella combinazione di colori scelta.

Marchio Italiano, Comunitario o Internazionale
E' molto importante decidere l'estensione territoriale del marchio, cioè l'areale nel quale esso sarà "tutelato". Si dovrà decidere se tutelare il marchio solo in Italia, nella Comunità Europea o registrarlo internazionalmente ovvero in tutti i Paesi che aderiscono agli accordi per la tutela dei marchi. La tutela giuridica del marchio nazionale è limitata al solo territorio italiano. In questo caso il marchio dovrà essere  registrato presso gli UPICA (Ufficio Provinciale Industria Commercio e Artigianato), sezione Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, che si trovano presso le Camere di Commercio di ogni Provincia.

Per il marchio Comunitario la domanda di registrazione dovrà essere fatta pervenire all'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (UAMI), ad Alicante (Spagna). Con un'unica azione legale la tutela giuridica del marchio comunitario sarà valida per tutti i Paesi membri dell'Unione Europea.

In alternativa, i titolari di un marchio nazionale possono estenderne la tutela nei Paesi europei ed extraeuropei che aderiscono a due accordi internazionali (l'Accordo di Madrid e il Protocollo di Madrid) depositando una domanda di marchio internazionale.

La procedura di registrazione si effettua presentando un'unica domanda nella sede del WIPO di Ginevra, nella quale si indicherà il marchio, la titolarità di esso, le classi merceologiche per le quali si intende registrare il marchio, e le nazioni in cui si vuole tutelare il marchio; l'ufficio girerà queste domande ai singoli uffici nazionali e, salvo opposizione entro dodici mesi, il marchio si considererà registrato in tutti i Paesi indicati (salvo, appunto, in quelli in cui sorgano procedure di opposizione).
 
Con il marchio comunitario (sovranazionale) grazie ad unica procedura si acquista la titolarità di un singolo marchio valido per tutti i Paesi dell'Unione Europea mentre con la procedura sotto l'Accordo di Madrid, il titolare ottiene più marchi nazionali uguali tra loro, ognuno valido per il Paese indicato nella relativa domanda.

 
 
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COME AVVIENE LA REGISTRAZIONE DEL MARCHIO ITALIANO?

La compilazione della domanda di registrazione deve essere redatta su apposito modulo (Modulo C) - compilabile e scaricabile da qualsiasi sito internet delle Camere di Commercio (http://www.mi.camcom.it/show.jsp?page=609559). Tale domanda deve essere depositata (in originale + 4 copie) presso una qualsiasi Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura o in alternativa inviata per posta all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi - Uff. G 10 - Via Molise, 19 - 00187 ROMA, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno assieme ai seguenti allegati:

  1. Attestazione del versamento all'Agenzia delle Entrate-Centro Operativo di Pescara da effettuarsi sul c/c n. 82618000
  2. Ricevuta del pagamento su conto corrente postale dei diritti di segreteria alla CCIAA presso cui si effettua il deposito. Euro 40 oppure euro 43 + una marca da bollo di 14,62 (se si chiede una copia conforme del verbale di deposito).
  3. Lettera d'incarico, atto di procura o dichiarazione di riferimento a procura generale, (eventuale).
  4. Documento di priorità (eventuale).
  5. Atto di Delega (eventuale).
 

In caso di Marchi Collettivi, alla domanda di registrazione dovrà essere allegata copia dei regolamenti concernenti l'uso dei marchi collettivi comprese le disposizioni relative al sistema dei controlli e alle relative sanzioni.
 

 
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TIPOLOGIE DI MARCHI COLLETTIVI

Oltre alla scelta delle classi di prodotto e servizi da scegliere per tutelare il marchio da registrare, i marchi collettivi possono essere classificati come marchi unisettoriali o di prodotto e marchi ombrello. Nel primo caso il marchio interesserà prodotti di un unico genere appartenenti ad un solo comparto (ad esempio Macelleria Tipica Trentina.  v. scheda Macelleria Tipica Trentina), nel secondo caso si tratterà di marchi che coinvolgono prodotti di genere diverso (per esempio Mercati della Terra.  v. scheda Mercati della Terra) . 

Esistono altre tipologie di marchi collettivi: Marchio Collettivo Geografico,  Marchio Collettivo di qualità, la Denominazione Comunale di Origine.

 
 

Per quanto riguarda la Denominazione Comunale di Origine (DECO), occorre segnalare che il suo impiego è oggetto di controversie, in quanto parte di un contrasto di più ampio respiro, ancora molto attivo, tra la Commissione UE e diverse regioni europee. Tale dibattito riguarda la dichiarazione dell'origine dei prodotti agricoli ed agroalimentari all'interno dei segni identificativi di marchi (come nel caso dei marchi collettivi geografici e delle DECO) diversi da quelli DOP / IGP. Ciò che sembra emergere dalla giurisprudenza è che il contrasto con il diritto comunitario si verifica non tanto con la dichiarazione del legame tra un prodotto agroalimentare e la sua origine geografica, quanto con l'evidenziazione di un preciso nesso causale tra l'origine del prodotto e sue particolari caratteristiche qualitative. Tale nesso causale è riconosciuto, regolamentato, controllato e protetto nel caso delle DOP e IGP, istituite con il Regolamento UE 2081/92, ma alcune regioni, non ritenendo tale normativa idonea a coprire tutte le esigenze di valorizzazione, hanno rivendicato il diritto a codificare propri strumenti aggiuntivi di individuazione e dichiarazione dell'origine. La Commissione ha promosso procedure di infrazione contro tali iniziative per violazione delle regole di concorrenza (e in specie dell'art. 28, ex art. 30, del Trattato, sul divieto di misure di effetto equivalente alle restrizioni all'importazione). Secondo la posizione della Commissione, l'eventuale riconoscimento di una denominazione di qualità legata all'origine, effettuata al di fuori delle tassative ipotesi previste dal Regolamento 2081/92, sarebbe incompatibile con il diritto comunitario. Il risultato, almeno nel caso italiano anche per la posizione molto netta del Mipaaf, pienamente allineata con quella della Commissione Europea, e la conseguente pressione esercitata sugli Enti Locali, è stato che queste leggi regionali hanno finito per essere sostanzialmente disapplicate, e da ultimo, abrogate o radicalmente modificate. Come conseguenza, il lancio di alcune tipologie di marchi rischia di essere bloccato o comunque di non poter trovare concreta espressione.

 
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Marchio Collettivo Geografico

E' un tipo di marchio collettivo che serve ad indicare e garantire la provenienza geografica dei prodotti o servizi.
Esso richiede i seguenti adempimenti:

 
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Marchio Collettivo di Qualità

Il Marchio collettivo mira a garantire caratteristiche del processo di produzione o del prodotto in relazione all'impiego di determinate materie prime o loro combinazioni. Questi possono essere registrati da Enti pubblici o da Soggetti privati assieme ad un disciplinare di produzione che ne specifica le caratteristiche. E' fondamentale inoltre che il soggetto titolare in prima persona o un soggetto delegato si occupi del controllo del rispetto dei requisiti elencati nel disciplinare.

Di sotto vengono riportati ad esempio alcuni marchi di qualità:

 
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Denominazione comunale di origine (De.C.O.)

Marchio collettivo che certifica la provenienza di un determinato prodotto (del comparto enogastronomico o artigianale) da un determinato territorio (Comune). La sua istituzione è promossa su iniziativa e per volontà del sindaco del Comune interessato e si avvale dei seguenti strumenti attuativi:

  1. delibera del Consiglio Comunale;
  2. regolamento per la valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali e l'istituzione della De.C.O.;
  3. albo comunale delle iniziative e manifestazioni;
  4. registro dei prodotti De.C.O.;
  5. disciplinare di produzione.

Come già osservato nella sezione generale, a livello normativo comunitario un conto è semplicemente associare ad un prodotto, tramite un marchio, l'esplicitazione della sua origine, un altro è sostenere, al di fuori del circuito tutelato DOP / IGP (Reg. UE 2081/92) e delle relative autorizzazioni e certificazioni, un collegamento tra tale origine e particolari caratteristiche qualitative. Poiché il dibattito sulla questione è ancora aperto, è opportuno verificare lo stato della giurisprudenza in fase progettuale, onde evitare conflitti e sanzioni.

 
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