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Ismea al Comitato di Prodotto del Radicchio

Roma,11 febbraio 2014

Ismea è intervenuta oggi presso il Comitato di Prodotto del Radicchio, illustrando le tendenze recenti e le dinamiche attese del mercato di riferimento.
La produzione complessiva nazionale, emerge dalle elaborazioni dell'Istituto, è stata nel 2013 di 247 mila tonnellate in crescita del 5% rispetto al 2012. A livello territoriale risulta concentrata maggiormente  in Veneto (44%) e più precisamente nelle province di Padova, Verona, Venezia e Rovigo. Seguono l'Abruzzo con una quota del 15%, l'Emilia Romagna (6%), Marche e Lazio (entrambe al 5%).

Ancora scarsa è l'adesione dei produttori ai sistemi di produzione certificata. Solo lo 0,8% del volume prodotto a livello nazionale espone il bollino comunitario delle Igp, mentre è ancora minore la percentuale di terreni destinati a radicchio biologico.

Relativamente all'export, nel periodo compreso tra il 2005 e il 2013, l'Italia ha inviato oltre frontiera una quantitativo di radicchio attorno alle 40-60 mila tonnellate all'anno, per un controvalore di circa 50 milioni di euro. È calata nell'ultimo decennio la propensione all'export di questo prodotto. La quota di produzione destinata ai mercati internazionali si è infatti ridotta dal 29% del 2003 al 20% del 2013.

Sul mercato interno, prosegue l'analisi dell'istituto, il radicchio ha registrato un andamento più favorevole rispetto agli ortaggi nel loro complesso. Tra il 2009 e il 2014, secondo i dati del panel famiglie Ismea Gfk-Eurisko, gli acquisti di radicchio sono aumentati in quantità mediamente del 4,7% all'anno, a fronte di una crescita più limitata della spesa corrispettiva (+2,9%). 

Tra le criticità delle filiera, conclude l'analisi di Ismea, vanno menzionate l'elevata volatilità dei prezzi all'origine, in ragione dell'alternarsi di fasi caratterizzate da vuoti ed eccessi di offerta, e gli elevati costi di produzione legati principalmente all'alto impiego di manodopera che caratterizzano questa produzione.

 
 

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