Ovicaprini - Ultime dal settore

La situazione del mercato ovicaprino in Europa e prospettive 2019 per il mercato italiano

Cresce la mandria ovina europea, diminuiscono le macellazioni

Roma, 20 maggio 2019

Si è svolto il 6 maggio scorso a Bruxelles il consueto incontro annuale del gruppo di previsione per il settore ovi caprino - presso la DG Agri - a cui ha preso parte ISMEA.Le dichiarazioni dei diversi Paesi membri fanno emergere per il 2018 una crescita della mandria europea del 2,7%, ed è prevista una stabilizzazione per il 2019, anno in cui questa si attesterebbe quindi su circa 92 milioni di capi tra ovini e caprini. I primi quattro Paesi produttori di ovini (Spagna, Inghilterra, Romania e Grecia) rappresentano da soli l'80% del totale del patrimonio europeo, l'Italia è al 5° posto con un patrimonio di circa 8 milioni di capi.Il dato europeo delle consistenze risente nel 2018 soprattutto della crisi dell'allevamento in Inghilterra e Irlanda, compensata da un aumento del 4% dei capi in Romania e Francia (in quest'ultimo Paese il dato sembra però riconducibile a un cambio nella metodologia nel calcolo).

 
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I prezzi medi europei per l'agnello leggero sono stati in graduale ascesa fino al mese di aprile, raggiungendo un valore medio nel trimestre di 5,82 €/Kg (peso carcassa) con picchi nella settimana pre-pasquale di 5,93 €/Kg peso carcassa, superando del 7% il valore del periodo pasquale dello scorso anno che era di 5,54 €/Kg.A livello globale il primo Paese importatore resta la Cina. L'insorgere della peste suina africana nei paesi asiatici provocherà una minor disponibilità di carni suine nel 2019, tali quote potrebbero essere sostituite dalle altre tipologie di carni, fra tutte la favorita in questa funzione resterebbe la carne di pollame, ma è un'opportunità anche per le carni ovi caprine.
L'UE 28 nei primi mesi del 2019 (gennaio febbraio) ha importato meno carni ovi-caprine (-10.000 tonnellate). A fronte di un'offerta mondiale contenuta c'è stato un aumento della domanda da parte della Cina, verso cui, la Nuova Zelanda, principale fornitore sia dell'UE che della Cina, ha dirottato quote parte delle carni ovine un tempo destinata all'UE.  Le esportazioni dell'UE hanno segnato incrementi nei primi due mesi del 2019 grazie alle maggiori forniture ai Paesi quali Libia, Israele ed il Libano, da evidenziare l'ingresso dell'Iran tra i principali clienti.
L'Italia, che rappresenta appena il 4% della produzione ovi caprina europea, ha stimato per il 2019 una stabilità delle produzioni, cui si aggiungeranno minori importazioni di carni e di capi vivi, il tutto per compensare lo strutturale calo dei consumi registrato negli ultimi 5 anni, e confermato dai dati del periodo Pasquale 2019, tendenza alla quale i consumi di Natale difficilmente potranno comportare un'inversione.Unica nota positiva in ambito nazionale: il prezzo medio raggiunto nel periodo pasquale (7,51€/Kg), è il più alto dell'ultimo quinquennio.

 
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