Roma, 17 aprile 2021
La produzione di carne ovicaprina nel 2020 ha subìto, come tutte le altre produzioni, l'impatto della crisi sanitaria mondiale che ha avuto il suo esordio in Italia, proprio a ridosso dei mesi di marzo e aprile, periodo in cui si concentrano oltre un terzo delle vendite annuali.
La situazione di incertezza e le successive limitazioni imposte dai DPCM per contenere la diffusione del virus hanno provocato un immediato arresto della domanda e nei mesi di marzo aprile, le macellazioni hanno segnato flessioni del 14,5% e del 28,9% (con oltre 224 mila agnelli in meno avviati al macello).
Il recupero della fiducia per un ritorno alla normalità ha però ridato slancio alla domanda, che associata a un maggior numero di capi disponibili per le mancate macellazioni di Pasqua, nei mesi successivi, ha fatto sì che il numero dei capi macellati sia risultato sempre maggiore rispetto al 2019. Nel mese di dicembre, che corrisponde al periodo di massima domanda dell'anno, le macellazioni sono risultate inferiori rispetto all'anno precedente (-11%), tuttavia la flessione è stata meno importante rispetto a quella registrata a Pasqua, tanto da sorprendere le aspettative dei produttori, che in assenza di flussi turistici e con i ristoranti chiusi e le tavolate natalizie vietate anche in casa, temevano un risultato peggiore.