Contesto globale ed europeo
L'Unione Europea è un grande produttore di uova e ovoprodotti, con oltre 360 milioni di
galline ovaiole che generano circa 6,7-6,9 milioni di tonnellate di uova all'anno. Francia,
Spagna, Italia, Germania e Polonia sono i principali produttori. Nel 2025 si stima che la
produzione europea si sarebbe attestata intorno ai 6,63 milioni di tonnellate, di queste
5,94 milioni di tonnellate sono destinate al consumo (+0,4% vs 2024) e il restante 9% è
costituito invece da uova da cova (+2,6% vs 2024). La domanda rimane elevata, con un
aumento dei prezzi nel 2025. Nel 2025 la Francia ha guidato la produzione (circa 967.000
tonnellate), seguita da Spagna (875.000 tonnellate) e Germania (862.000 tonnellate). Il
Paese che ha mostrato maggiore dinamicità è la Polonia che nel quinquennio ha incrementato la produzione del 25%, posizionandosi al terzo posto in Europa per numero di
galline ovaiole presenti, quindi con un potenziale posto sul podio nei prossimi anni.
L'UE esporta uova e ovoprodotti, principalmente verso il Regno Unito, Giappone e Svizzera. Le importazioni sono cresciute, in particolare dall'Ucraina.
I prezzi medi europei a inizio 2026 si aggirano sui 295 €/100Kg, in aumento del 13,8% su
base annua.
Situazione produttiva in Italia
L'Italia è un attore significativo in ambito europeo, con una produzione di oltre 12,5 miliardi
di uova, pari a circa 789.000 tonnellate, sostenuta da oltre 43 milioni di galline ovaiole.
Malgrado la tenuta della produzione l'incremento della domanda interna ha spinto a maggiori volumi di importazione che hanno fatto scendere il grado di autoapprovvigionamento
dal 98% al 92%. Il consumo pro-capite è però notevolmente aumentato arrivando a circa
230 uova anno pro-capite tra fresche e trasformate.
La produzione viene commercializzata in gran parte come prodotto fresco (circa il 60%),
la restante è avviata all'industria alimentare. Si tratta principalmente di uova sgusciate,
separate in albume e tuorlo, in forma di congelati, pastorizzati e in polvere, già pronti per
impieghi commerciali.
Non c'è dubbio che l'affermarsi degli ovoprodotti, soprattutto tra le imprese dell'industria
alimentare grandi e piccole come quelle di pasta all'uovo, della dolciaria, delle salse, ma
anche nella ristorazione, nelle mense e, in misura minore, in casa, è legato alla praticità
d'uso. Le confezioni, infatti, permettono di dosare facilmente l'ingrediente, oltre a garan
tire un maggiore livello di conservazione (shelf life) rispetto alle uova tal quali.
Tali prodotti (albume, tuorlo o uovo intero) vengono trattati termicamente mediante pa
storizzazione, processo che li rende meno deperibili nel tempo, dato che, una volta sgu
sciate le uova, sono più suscettibili alla contaminazione e alla crescita di microrganismi.
Gli ovoprodotti stanno acquisendo sempre più importanza anche negli scambi internazio
nali in quanto si ottengono con tecniche che permettono di concentrare l'albume elimi
nando oltre il 70% d'acqua, favorendone il confezionamento, il trasporto e l'impiego indu
striale o domestico.
Non vi sono dati statistici a riguardo ma secondo le stime di industriali e associazioni di
settore, circa il 40-45% delle uova italiane sono utilizzate per gli ovoprodotti: una per
centuale molto più alta rispetto a quella degli altri Paesi europei. Gli stessi ovoprodotti
sono esportati in almeno 90 nazioni nel mondo. Le potenzialità del segmento sono state
intuite anche dalla GDO, come testimoniato dalla crescita nell'assortimento (+40%). La
maggiore reperibilità degli ovoprodotti impatta sul loro posizionamento sul mercato, estendendone il perimetro da mera commodity a uso industriale, a prodotto a valore ag
giunto in ambito privato.
Acquisti domestici
Nel 2025, le vendite di uova — pur rappresentando solo l'1% della spesa alimentare complessiva delle famiglie — sono state il prodotto con la migliore performance dell'anno,
registrando il maggiore incremento percentuale sia in valore sia in volume.
La spesa per le uova è aumentata del 15%, mentre i volumi acquistati nella Distribuzione
Moderna sono cresciuti del 7,4% rispetto all'anno precedente. A trainare questa crescita
sono state soprattutto le uova "da allevamento a terra", che hanno registrato un aumento
dei volumi del 10,8% e rappresentano ormai il 71% del totale commercializzato. Positive
anche le performance delle uova biologiche, le cui vendite in volume sono salite dell'8,9%
raggiungendo la quota del 10% sul volume totale. In controtendenza invece le vendite
delle uova provenienti da allevamenti in gabbia arricchita, che mostrano un calo del 7,6%
nei volumi e del 9% in valore.
Andamento dei prezzi
Il prezzo medio delle uova da consumo nel 2025 ha proseguito nel processo di forte crescita in un contesto di mercato in cui l'offerta è sempre stata inferiore alla domanda. Dal
2022 i prezzi medi in tutte le fasi scambio non hanno mai smesso di crescere. Considerando i prezzi medi all'origine, nel 2025 la crescita è stata del 13% sul 2024 e del 10% sul
2023.
I costi di produzione nel 2025 sono rimasti allineati a quelli del 2024, su livelli più contenuti
di quelli del 2023. Di conseguenza, la ragione di scambio, ossia il rapporto tra l'indice dei
prezzi del prodotto finito e l'indice dei prezzi dei mezzi necessari a produrlo, è in netto
miglioramento. L'ultimo dato di febbraio 2026 si attesta su 129 punti, frutto di una contra
zione delle quotazioni delle materie prime utilizzate per l'alimentazione, a fronte di prezzi
all'origine in netto incremento.
Commercio estero
Nel 2025 il settore italiano delle uova in guscio, pur essendo quasi autosufficiente, ha
aumentato notevolmente le importazioni (+80%) per compensare i cali produttivi dovuti ai
focolai di aviaria e per far fronte a una domanda sempre superiore all'offerta. Secondo i
dati provvisori ISTAT tra gennaio e dicembre 2025 sarebbero entrate oltre 91 mila ton
nellate di uova in guscio. Tra i principali Paesi fornitori si distinguono Romania e Polonia
che insieme forniscono quasi il 50% del totale, seguiti dall'Ucraina (quota 12%).
La maggior domanda interna e i buoni livello di prezzo hanno al contempo comportato
una riduzione delle esportazioni di uova in guscio (-13,7% rispetto al 2024). Nello stesso
periodo sono cresciuti gli scambi di uova sgusciate: sia le importazioni (+19%) sia le
esportazioni (+16%), con la Polonia principale attore (70% dei volumi importati).